Nonostante la guerra in corso, l’inflazione e le molte incertezze, Ibm si aspetta un anno di crescita. Nei risultati finanziari del primo trimestre la società di Armonk ha ottenuto 14,2 miliardi di dollari di ricavi, crescendo dell’8% anno su anno e superando le stime degli analisti di Refinitiv. L’andamento delle vendite è però molto eterogeneo a seconda della categoria: le vendite di server e altri apparati infrastrutturali sono calate del 2% (stabili a valuta costante), mentre sono in decisa crescita i ricavi del software, +12% (+15% a valuta costante), dei servizi di consulenza, +13% (+17%) e dell’offerta di cloud ibrido, +14% (+17%).

Sul totale delle vendite del 2021, la categoria hybrid cloud ha fruttato 20,8 miliardi di dollari, crescendo del 17% anno su anno. “Nel primo trimestre, la domanda di cloud ibrido e di intelligenza artificiale ha stimolato la crescita sia nei software sia nella consulenza”, ha dichiarato il presidente e amministratore delegato di Ibm, Arvind Krishna. “Oggi abbiamo un’attività più focalizzata e i nostri risultati riflettono l’execution della nostra strategia. Dopo una solida partenza quest’anno, vediamo per il 2022 una crescita di ricavi collocata nella parte alta della nostra previsione”. 

Il riferimento alla maggior focalizzazione, fatto dal Ceo, deriva dallo spin-off delle attività riguardanti i servizi IT infrastrutturali, per i quali l’anno scorso è stata creata una società indipendente, Kyndryl. Una scelta che tra l’altro ha permesso di allargare il raggio d’azione dei servizi IT di gestione dell’infrastruttura, ora estesi anche al cloud di altri fornitori, come Microsoft.

Le attese di Ibm per il 2022
Dunque ora, per l’intero 2022, Ibm si attende una crescita di ricavi “nella fascia alta della singola cifra percentuale”, ha fatto sapere l’azienda. I “venti contrari” dei tassi di cambio impatteranno nella misura di tre o quattro punti percentuali nel mese di aprile. Altro elemento da considerare è il ritiro dalla Russia: Ibm è una tra le molte società tecnologiche ad aver interrotto i rapporti commerciali con il Paese responsabile dell’invasione militare in Ucraina.

Per Ibm, la Russia è un mercato cui corrispondono lo 0,5% dei ricavi e il 2% dei profitti sul totale del 2021. Sul giro d’affari di quest’anno, la ritirata costerà a Ibm circa 300 milioni di dollari di ricavi e farà scendere il margine operativo di circa 200 milioni di dollari. “Il fatto che un colosso dell’IT come Ibm mostri buoni numeri, nonostante la crisi Ucraina e i risultati negativi di Netflix getta una luce incoraggiante sul software enterprise e sui bilanci finanziari delle compagnie tecnologiche, attesi per la settimana prossima”, ha commentato l’analista finanziario Dan Morgan, senior portfolio manager di Synovus Trust, riporta Reuters.