L’automazione resa possibile da robotica e software (anche di intelligenza artificiale), da dispositivi mobili e sensori è amica dell’industria manifatturiera: aiuta, notoriamente, a ottenere velocità, maggiore efficienza, precisione nel lavoro. In una parola, produttività. Ma serve anche a ridurre le spese di personale, e quindi porta a tagliare posti di lavoro? Quasi mai, stando a alla nuova ricerca “Impact of Intelligent Operations: Manufacturing”, condotta da Oxford Economics per Zebra Technologies.
Sui circa 400 decisori del settore manifatturiero (elettronica, alimenti e bevande, prodotti di consumo, Oem tecnologici e altro) intervistati, solo l’11% associa l’automazione all’impiego di robotica e altri sistemi hardware per attività in precedenza svolte dagli operatori. Per il 40%, invece, automazione significa semplificare le attività della fabbrica grazie a software e strumenti digitali. Per il 33% è soprattutto l’uso di analytics e intelligenza artificiale (o più in generale machine learning) per ottimizzare il processo decisionale e le prestazioni dell’azienda.
Dove e come si investe? Nel campione di indagine, le aziende consolidate hanno puntato a
rendere più “intelligente” il lavoro della prima linea, cioè dei ruoli operativi, per esempio comprando dotazioni di dispositivi mobili, sperimentando con la realtà aumentata per attività di controllo qualità e adottando tecnologie Rfid per il tracciamento delle merci. Ma non solo: si punta anche sull’intelligenza artificiale per migliorare la
previsione della domanda e, quindi, la pianificazione di acquisti e produzione. Un’area di interesse, ma che per gli intervistati necessita ancora di miglioramenti, è quella della
movimentazione e gestione dei materiali.
Risultati misurati
Lo studio evidenzia che gli investimenti per una “prima linea connessa” impattano sulla produttività, sui ricavi e sui profitti, oltre che sul controllo qualità. Nel dettaglio, nelle aziende che hanno fatto investimenti tecnologici nella prima linea negli ultimi due anni la produttività dei dipendenti è cresciuta, in media, del 19%. Nelle aziende che hanno ottenuto “miglioramenti significativi nel flusso di lavoro” c’è stata una crescita dei ricavi superiore (del 2%) alla media delle altre, e anche la redditività è migliore (dell’1,7%).
E ancora, le imprese che negli ultimi due anni hanno investito nell'automazione del controllo qualità hanno migliorato del 73% la qualità dei prodotti, hanno ridotto del 52% la probabilità di errore e sono riuscite più spesso (+44%) a effettuare regolazioni di linea senza fermare le operazioni di fabbrica. Questi progressi si sono tradotti in una crescita dei ricavi superiore (del 2,4%) e in una redditività maggiore (dell’1,4%) in confronto alle aziende che non hanno investito in queste aree.
In merito alla gestione e movimentazione dei materiali, come si diceva, dalla ricerca è emersa una necessità di migliorare queste attività, anche grazie all’intelligenza artificiale. Le aziende puntano a migliorare l’accesso e il controllo delle scorte (79% del campione), ad aumentare efficienza e produttività (51%) e a ridurre i costi operativi (36%), i danni e gli sprechi di materiale (35%). Il 20% pensa di aver bisogno dell’AI per sostenere questi sforzi.
Oxford Economics e Zebra Technologies, “Impact of Intelligent Operations: Manufacturing”, gennaio 2026
Non trascurare la prima linea
Partendo dai dati del sondaggio, lo studio di Zebra ha calcolato che se le venti principali aziende industriali dell’elenco Forbes Global 2000 ottenessero “miglioramenti significativi” nei loro flussi di lavoro, si potrebbe generare un surplus di fatturato pari a 100 miliardi di dollari; ai loro profitti, invece, si aggiungerebbero 4,6 miliardi di dollari. Non bisogna, però, commettere l’errore di trascurare l’automazione della prima linea.
"L’opinione sul ruolo della prima linea sta subendo un profondo cambiamento all'interno dei vertici aziendali in tutto il mondo", ha commentato Stephan Pottel, manufacturing strategy director Emea di Zebra Technologies. "Con tanta attenzione rivolta all'intelligenza artificiale e ai lavori d'ufficio, rischiamo di trascurare i problemi urgenti e di perdere l'immenso potenziale di circa l'80% della forza lavoro globale impiegata in ruoli operativi e in prima linea. La nostra ricerca, insieme alle evidenze raccolte da altri leader del settore, mostra chiaramente che il contesto sta cambiando. Affrontare la carenza di manodopera e competenze, aumentare la produttività grazie all’intelligenza artificiale e all’automazione e definire il futuro del lavoro in prima linea non è più una semplice esigenza operativa, ma un imperativo strategico che orienterà l’evoluzione delle industrie e dell’economia globale".
In generale, dalle interviste è emerso un dato di fondo: i vantaggi dell’operatività intelligente non si limitano a un singolo flusso di lavoro e nemmeno alla singola azienda, ma si estendono all’intera supply chain, dagli acquisti alla produzione, dalle attività di magazzino ai trasporti. C’è, però, ancora una visione troppo limitata rispetto alle potenzialità del modello 4.0. "Il dato che merita maggiore attenzione è che solo un quinto dei leader considera l’automazione un concetto ampio e strategico, capace di integrare diverse tecnologie per migliorare produttività ed efficienza”, ha affermato Pottel. “Si tratta di una percentuale troppo bassa. I leader devono essere supportati nell’adozione di una visione strategica dell’automazione intelligente, riconoscendola come una componente essenziale per costruire una prima linea più connessa e sostenere la crescita a lungo termine”.