Uno dei tanti effetti della pandemia è stato ed è una crescita importante degli attacchi informatici di ogni genere (in testa i ransomware, ma anche il più generico phishing e il furto di credenziali). Non è una novità, tant’è che è nato il termine cyberpandemia, ma i dati sfornati dai vendor di sicurezza informatca continuano a stupire: secondo i monitoraggi di Check Point, il numero di attacchi settimanali “pro capite”, per ciascuna azienda, quest’anno si attesa su 903 a settimana, un livello superiore del 40% a quello del 2020. 

 

Tale numero ovviamente non è indicativo di ciò che accade in qualsiasi azienda, essendo frutto della media fra le grandi realtà enterprise e le Pmi, nonché della Pubblica Amministrazione. Tuttavia quel che conta è la tendenza, un +40% che non lascia molti dubbi. In Italia le cose non vanno molto meglio: da noi la crescita osservata è del 36%, un dato di poco inferiore alla media globale e che è il secondo valore più elevato in Unione Europea, dopo quello della Spagna.

 

A settembre 2021 il numero medio di attacchi settimanali registrato da ogni azienda ha raggiunto il picco, con oltre 870 attacchi pro capite. Un numero più che raddoppiato rispetto ai livelli di marzo 2020. La situazione è particolarmente critica per le aziende africane, che nei primi dieci mesi del 2021 registrano una media di 1615 attacchi pro capite alla settimana; nell’area Asia-Pacifico la media è di 1.299.

 

Su scala globale, i settori più colpiti dagli attacchi informatici sono quello dell’istruzione e della ricerca (con una media di 1468 attacchi alla settimana, +60% rispetto al 2020), la Pubblica amministrazione/esercito (1802 attacchi) e la sanità (752). Limitando l’osservazione ai soli ransomware, il bersaglio più colpito sono le aziende che offrono servizi Internet e servizi tecnologici, e a seguire le organizzazioni del settore sanitario e le società di software. Così come altrove, anche nel nostro Paese è proprio il ransomware la forma di attacco più utilizzata, che ha colpito con frequenza almeno settimanale l’1,9% delle aziende italiane.