La guerra in Ucraina continua a intrecciarsi con le dinamiche del mercato dell’Ict mondiale. L’Unione Europea starebbe valutando la possibilità di vietare la fornitura di servizi cloud alla Russia, come parte di una nuova tranche di sanzioni finalizzate a indebolire le capacità economiche e organizzative del Paese aggressore. Si tratta per il momento di un’indiscrezione di un funzionario dell’Ue, raccolta e riferita da Reuters.

Non è chiaro, al momento, come l’eventuale divieto di fornitura di servizi cloud possa ripercuotersi sulla Russia, sulle sue aziende e sul suo sistema governativo e militare. I maggiori fornitori di servizi cloud nel Paese sono quelli dominanti a livello mondiale, ovvero Amazon, Microsoft e Google, e sono tutti statunitensi. L’eventuale divieto potrebbe riguardare, invece, fornitori europei come Ovhcloud, la francese Scaleway e l’italiana Aruba.it.

Reuters fa notare che una prima versione del comunicato stampa del Consiglio dell’Unione Europea che annunciava il pacchetto di sanzioni emesso il 3 giugno (divieto sulle importazioni di petrolio russo, misure restrittive per le banche del Paese e un divieto di consulenza fiscale alle società russe) conteneva un accenno al blocco della fornitura di servizi cloud. Passaggio poi rimosso nella versione finale del comunicato.

L’indiscrezione, quindi, potrebbe avere un fondamento. Tuttavia un addetto stampa del Consiglio dell’Unione Europea ha fatto sapere che l’accenno ai servizi cloud è stato “un errore materiale”, senza dare ulteriori spiegazioni. Attraverso Twitter Mykhailo Podolyak, giornalista e consigliere del presidente ucraino Zelenskyy, ha detto che la correzione del comunicato stampa è stata fatta senza poi fornire una chiara spiegazione sul perché. Un ripensamento, forse, in direzione di un alleggerimento del nuovo pacchetto di sanzioni da introdurre. “Dobbiamo aumentare il carico delle sanzioni, non alleggerirlo”, ha ammonito Podolyak.