Secondo il report “Low-Code Development Platforms For Ad&d Pros” di Forrester Research, relativo al quarto trimestre del 2017, i tre principali ostacoli che le aziende incontrano nello sviluppare software personalizzato tramite sistemi di programmazione tradizionale sono: la difficoltà di soddisfare in tempo i bisogni di business; la mancanza di flessibilità e la lentezza di aggiornamento delle applicazioni. Al contrario, le realtà che invece hanno già implementato piattaforme di sviluppo low-code, le quali permettono di progettare software in modo visuale, ricorrendo anche al drag and drop di oggetti, nel 51,2 per cento dei casi hanno riscontrato “miglioramenti significativi” e nel 46,3 per cento “ragguardevoli”. Il low-code è quindi sempre più utilizzato in ambito enterprise, nell’ambito della gestione dei processi di business, per sviluppare applicativi in tempi più rapidi e con livelli di personalizzazione significativi. Ictbusiness.it ne ha parlato in esclusiva con Matt Calkins, fondatore e Ceo di Appian, una delle principali società attive sul mercato con una piattaforma low-code proprietaria.

Che vantaggi possono trarre dal low-code le aziende che vogliono percorrere la strada della trasformazione digitale?

Con una piattaforma di questo genere è molto più facile progettare software unico, ricorrendo a strumenti intuitivi come il drag and drop di oggetti e funzioni. Non è necessario scrivere codice. Così facendo si creano tutti i componenti necessari per il corretto funzionamento di un’applicazione. E tutti gli elementi sono poi riutilizzabili, come i mattoncini Lego. Grazie al low-code è possibile progettare qualsiasi tipologia di app business, anche molto potente. È infatti un errore comune pensare che se il software è costruito in modo semplice allora anche le sue funzionalità debbano essere poco performanti. Al contrario possono essere molto sofisticate e scalabili, più sicure, integrate con i processi aziendali, portabili dall’on-premise al cloud e viceversa, mobile ready.

Qual è il vostro utente ideale?

A livello teorico la piattaforma può essere utilizzata non solo dagli sviluppatori, quindi anche un membro del dipartimento marketing potrebbe sfruttarla: ma ovviamente è sempre meglio utilizzare oggetti e funzionalità creati dagli sviluppatori (anche per contrastare il fenomeno dello shadow It). Secondo un report rilasciato lo scorso anno da Forrester, Appian ha reso i developer venti volte più produttivi. Questo non solo permette ai clienti di tagliare i costi, aggiornando anche le app esistenti, ma di rilasciare software sempre più velocemente, sfruttando anche nuove caratteristiche di automazione e di intelligenza artificiale che arricchiscono la nostra piattaforma. Il nostro obiettivo è quello di dimezzare ogni due anni il tempo necessario per creare un nuovo applicativo.

Un’azienda come la vostra non può che sostenere il valore del software nel mercato di oggi…

Le imprese devono pensare al software come a un vero e proprio biglietto da visita per i propri clienti. In precedenza i benefici delle applicazioni erano limitati al miglioramento dell’efficienza, ma raramente davano un valore aggiunto agli utenti, erano benefici che si ottenevano più a livello di back office. Oggi invece il software, in particolare quello custom, è la rappresentazione che il cliente ha dell’azienda. Tutte le organizzazioni devono per forza essere brave a progettare applicativi e verranno giudicate su questo. Senza contare troppo a lungo su eventuali vantaggi competitivi accumulati nel tempo. Questa è un’esperienza che ho ricavato dalla mia passione per i giochi da tavolo, in cui tutti i concorrenti partono da una posizione identica e devono avanzare un passo alla volta.

 

Matt Calkins, fondatore e Ceo di Appian

 

Come si integra la vostra piattaforma con i sistemi esistenti in azienda?

Possiamo utilizzare le nostre Api, grazie anche alla partnership in essere con Mulesoft, ma abbiamo a disposizione anche dei moduli precostruiti che facilitano certe tipologie di connessioni. Per i software che non dispongono di Api o per i servizi Web, infine, possiamo integrare i servizi utilizzando sistemi automatici che simulano la digitazione dei tasti o i clic del mouse.

Che tipologie di clienti avete? Siete specializzati in qualche settore verticale?

Le nostre top industry sono rappresentate dai servizi finanziari, ma abbiamo numerosi clienti anche nel governativo, farmaceutico, healthcare, insurance, retail, trasporti, educational. In Italia, ad esempio, lavoriamo da tempo con Pirelli. La nostra piattaforma comunque è pensata soprattutto per l’enterprise e per tutte quelle grandi realtà che hanno processi da ottimizzare. Il target è composto da organizzazioni con almeno un miliardo di dollari di fatturato annuo.

Quali sono i numeri che state registrando in Italia e in Europa?

Il 2017 è stato un anno eccellente. L’Europa sta crescendo più velocemente di ogni altra regione e stiamo lavorando al massimo per sfruttare questo momento, soprattutto dal punto di vista dei partner, che per noi sono fondamentali. Anche l’Italia si sta comportando molto bene e con il vostro Paese abbiamo un rapporto speciale, essendo uno dei primi in assoluto a esplodere anni fa, quando eravamo molto più piccoli di adesso. Penso che nel 2018 l’area europea sarà nuovamente prima in termini di crescita percentuale.

Quest’anno vi siete quotati in Borsa dopo 18 anni dalla nascita, come mai avete atteso così tanto?

Perché a differenza di altre aziende, che si quotano per avere maggiore liquidità, noi non ne avevamo bisogno: ormai siamo sul mercato da quasi vent’anni. La nostra quest’anno è stata l’offerta pubblica iniziale di maggior successo in ambito tecnologico e abbiamo ottenuto quello che volevamo: ricevere maggiore attenzione dai mercati per continuare a crescere. Stiamo dimostrando a investitori e clienti che siamo un’azienda solida, con un piano a lungo termine definito e una vision coerente.