La lotta agli sprechi alimentare è questione densa di implicazioni e di interessi collegati, una questione che ha impatti sul progresso e sul benessere della società. Di certo la tecnologia può giocare un ruolo importante in questa sfida, ma più in generale può trasformare interi processi e regole del gioco in campo agroalimentare. Può migliorare, per esempio, la sicurezza e la qualità del cibo che mangiamo oppure ridurre l’impatto ambientale della filiera produttiva e distributiva.

Nel corso dei prossimi cinque anni, la popolazione della Terra supererà per la prima volta il tetto degli otto miliardi”, ha commentato Arvind Krishna, senior vice president della divisione cloud & cognitive software di Ibm.“Dall'aiuto offerto agli agricoltori per massimizzare la produttività dei raccolti all'ottimizzazione dei servizi di trasporto e distribuzione, fino al contenimento dell'epidemica tendenza allo spreco che distrugge il 45% delle nostre forniture alimentari, dalla creazione di una rete di sicurezza per catturare gli agenti patogeni e contaminanti, prima che siano in grado di causare malattie nelle persone, fino all'invenzione di nuovi metodi per riciclare la plastica: puntiamo a trasformare completamente la catena alimentare”.  

Di questa ambizione Ibm ha fornito alcuni esempi, cinque in particolare, in occasione di un evento in corso questa settimana a San Francisco. Il primo l’applicazione del modello del digital twin all’agricoltura: una sorta di “doppione digitale” con cui poter gestire terreni coltivabili, attività e risorse agricole. L’idea è di renderlo disponibile ad agricoltori, fornitori di attrezzature agricole, distributori di generi alimentari, dipartimenti di agricoltura e salute, banche e istituti finanziari, organizzazioni umanitarie, che potranno condividere dati e risorse. Si potrà creare una nuova sharing economy e si potranno ridurre gli sprechi e l’impatto ambientale.

La seconda applicazione riguarda la blockchain. Ibm è convinta che nel giro di qualche anno questa tecnologia permetterà di eliminare molte delle (costose) incognite presenti nella supply chain alimentare, tenendo traccia di ogni elemento e permettendo a tutti di sapere quanto seminare, coltivare, ordinare e spedire. “Le perdite alimentari diminuiranno molto e i prodotti finali che finiranno nei carrelli dei consumatori saranno più freschi, quando la tecnologia blockchain, i dispositivi utilizzati nell'ambito della cosiddetta Internet of Things (IoT, internet delle cose) e gli algoritmi di intelligenza artificiale uniranno le forze”, ha spiegato Krishna.

In terzo luogo, la mappatura dei microbiomi ci proteggerà dai batteri dannosi. Si potrà migliorare la sicurezza degli alimenti potendo mappare e analizzare il corredo genetico di milioni di microbi, introducendo nella catena di produzione agricola solo quelli “salutari”. La tecnologia arriverà anche direttamente “nel piatto”, o quasi: sensori basati sull'intelligenza artificiale rileveranno gli agenti patogeni di origine alimentare presenti nelle abitazioni o nelle cucine. Inseriti su tecnologici piani d’appoggio o all’interno di smartphone, i sensori velocizzeranno enormemente i test sugli agenti patogeni (oggi servono giorni, basteranno pochi secondi). Dunque si potrà intervenire prontamente per evitare epidemie.

La tecnologia non trascura nemmeno l’ultimo anello della catena, quello dei rifiuti: un processo di riciclaggio radicalmente nuovo darà una seconda vita alla plastica. Sarà merito di innovazioni come VolCat, un processo chimico catalitico che trasforma alcuni materiali plastici, i poliesteri, in una sostanza che può essere direttamente riutilizzata negli impianti di produzione della plastica.