Come andrebbero le vendite di smartphone se non il coronavirus non fosse mai esistito? La domanda non è una speculazione filosofica: dopo un 2019 di rallentamento, il 2020 era carico di molte aspettative di ripresa della domanda, in parte legate all’attivazione di nuovi servizi 5G e al lancio di modelli in grado di supportarli. Con l’emergenza sanitaria scoppiata in Cina e poi su scala globale, aziende come Huawei, Samsung ed Apple stanno fronteggiando rallentamenti della produzione (per la chiusura di molte fabbriche (proprie o di fornitori terzi e per la scarsità di componenti lungo la supply chain) e un calo della domanda nei Paesi più colpiti dai contagi.

 

Dobbiamo allora fare un salto indietro, all’ultimo trimestre del 2019, per osservare quei segnali di crescita organica del mercato, che forse sarebbero proseguiti in questo inizio 2020 se il coronavirus non fosse mai esistito. I dati ce li fornisce Gartner nel suo ultimo report, in cui si evidenzia un calo di vendite dello 0,4% anno su anno nel periodo di ottobre-dicembre, mentre complessivamente nel 2019 i volumi sono scesi dell’1%. Si è passati, cioè, dai 1,55 miliardi di telefoni commercializzati nel 2018 ai circa 1,54 miliardi dell’anno scorso. Risultati che, comunque, gli analisti di Gartner definiscono come “leggermente migliori” delle attese.

 

Nel quarto trimestre sono due i marchi in risalita, soprattutto: Apple e Huawei. Per gli iPhone, dopo quattro trimestri consecutivi di declino, il periodo di ottobre-dicembre ha segnato un’ottima crescita anno su anno del 7,8% a volume e ha permesso all’azienda di Cupertina di essere seconda in classifica nel trimestre, sotto a Samsung. “Un lieve abbassamento dei prezzi degli iPhone 11, confrontati con l’iPhone XT, e altre riduzioni di costo per i modelli di precedente generazione hanno aumentato la domanda”, sottolinea Anshul Gupta, senior research analyst di Gartner. Sull’intero 2019, però, i melafonini hanno patìto la concorrenza al punto di veder calare a 193,47 i milioni di unità vendute (erano state 209 milioni nel 2018) e a 12,6% il market share a volume (versus 13,4%). 

 

 

Chi invece ha visto crescere la propria quota mercato nell’intero anno è Xiaomi: dal 7,9% del 2018 (quasi 122,39 milioni di telefoni venduti) all’8,2% del 2019 (oltre 126 milioni di unità). Nell’ultimo trimestre il marchio cinese è passato dal trotto al galoppo, realizzando un incremento di vendite del 16,5% anno su anno e riuscendo conseguentemente a superare Oppo nella classifica dei vendor. “Il prezzo e le prestazioni dei modelli Redmi hanno trainato la crescita delle vendite di smartphone Xiaomi, con risultati particolarmente buoni nei mercati emergenti dell’Asia-Pacifico”, spiega Gupta.

 

Tornando alla visione d’insieme sul 2019, Samsung è ancora al primo posto in termini di unità vendute, quasi 296,2 milioni, e di market share, 19,2%. Terza è Huawei, che l’anno scorso ha venduto circa 38 milioni di smartphone in più rispetto a quelli del 2019 (240,6 milioni versus 202,9 milioni), assicurandosi una fetta corrispondente al 15,6% del mercato. Sul futuro grava però l’ombra delle sanzioni statunitensi: se non saranno allentate, avverte Gartner, il giro d’affari internazionale quest’anno ne risentirà gravemente.

 

 

Quanto agli smartphone considerati nel loro complesso, gli analisti non annegano nel pessimismo. “In prospettiva”, commenta Annette Zimmermann, research vice president di Gartner, “l’epidemia di covid-19 avrà un impatto negativo sulla domanda in Cina nel primo trimestre del 2020, ma non ci aspettiamo nel periodo in questione una contrazione della domanda nel mercato internazionale degli smartphone”.