Non chiamiamolo semplicemente “lavoro da remoto”. Lo smart working (tema quanto mai d’attualità in tempi di lockdown) è piuttosto una forma di “lavoro distribuito”, che mescola presenza in sede, trasferte, scrivanie di casa adibite a ufficio; una forma che lascia libertà di scelta al singolo, talvolta, oppure assegna ad alcuni dipendenti l’obbligo di presenza e ad altri il telelavoro. Se questa è la concezione ideale di lavoro flessibile e distribuito, le aziende a che punto sono nel percorso d’adozione? Se lo è chiesto Vmware in una recente indagine che ha coinvolto dirigenti aziendali, responsabili delle risorse umane e responsabili dell’IT di organizzazioni di vari Paesi del mondo. 

Ne è emersa, innanzitutto, una conferma del fatto che oggi il lavoro a distanza sia più importante (e considerato tale) rispetto a quanto non fosse prima dell’emergenza sanitaria: nell’area Emea il numero di dipendenti che considera il lavoro a distanza come un prerequisito piuttosto che un benefit è cresciuto del 41%, in Italia è aumentato addirittura del 69%. E il 74% degli intervistati italiani ha testimoniato che la propria organizzazione sta ottenendo benefici dal lavoro a distanza e che da questo modello non si potrà tornare indietro. Tuttavia, c’è una diffusa preoccupazione sul fatto che il management non si stia impegnando abbastanza per adattarsi e offrire ai propri dipendenti una maggiore scelta e flessibilità nel modo di lavorare. Al contrario la tecnologia è percepita come una barriera da un terzo dei lavoratori della regione Emea.

Il “problema culturale”, per così dire, comunque meno sentito in Italia che non altrove. Da noi solo il 13% degli intervistati ritiene che la cultura dei vertici aziendali scoraggi il lavoro a distanza, mentre in Emea la percentuale è del 28%.  La tecnologia viene percepita come una barriera da meno di un quinto dei dipendenti italiani (18%), mentre arriva al 33% la quota di chi in Emea pensa che l’IT della propria azienda non sia attrezzato per gestire una forza lavoro remota.

Vantaggi e svantaggi del lavoro flessibile

Stando all’indagine di Vmware, i benefici del lavoro distribuito sono tangibili e variegati. Nel passaggio allo smart working l’85% dei dipendenti intervistati ha detto di aver migliorato le relazioni personali con i colleghi, il 67% di sentirsi più sicuro di sé nel parlare in videoconferenza, il 75% di essere meno stressato. Nell’ambito delle risorse umane, per il 60% è diventato più facile reclutare nuovi talenti. Tuttavia non mancano risvolti critici nel nuovo modello operativo. “La maggior parte delle persone si aspetta di poter lavorare da remoto ma allo stesso tempo sente una maggior pressione”, spiega Carl Benedikt Frey, direttore del programma Future of Work dell’Università di Oxford. “Da un lato le persone hanno a cuore la flessibilità, ma d’altra parte essa può comportare un incremento di ansia”

 

Dal sondaggio emerge infatti che in Italia il 69% dei dipendenti sente di essere messo sotto pressione per essere online al di fuori del normale orario di lavoro: un tema tutt’altro che banale, spesso indicato in molte ricerche sul tema come quello del “work/life balance”. Che altro non è se non l’equilibrio fra vita professionale e personale, un equilibrio già precario nei normali contesti di lavoro in sede e ancor più difficile da preservare per chi fa smart working. Come si risolve questo problema? Frey suggerisce che si debbano chiarire le aspettative e trovare un equilibrio. “Affinché le organizzazioni abbraccino veramente il modello del lavoro da qualsiasi luogo, i manager dovranno abbandonare il monitoraggio degli input per concentrarsi sull'output, il tutto all'interno di un ambiente di fiducia reciproca. Trovare il giusto equilibrio sarà la chiave per garantire che i dipendenti siano motivati e, allo stesso tempo, che si trovino in un ambiente in cui la creatività possa prosperare".

 

“Il passaggio senza precedenti che abbiamo visto quest'anno verso un modello di lavoro da qualsiasi luogo offre indubbiamente molti vantaggi sia ai datori di lavoro che ai dipendenti", sottolinea Véronique Karcenty, digital workspace director di Orange Group. "Tuttavia, non dobbiamo sottovalutare il necessario cambiamento nelle strategie di gestione delle persone per mantenere i dipendenti coinvolti e produttivi. Mentre i vertici aziendali sono importanti per dettare il ritmo, è il middle management che deve costantemente dimostrare fiducia, stimolare il team e costruire un senso di condivisione di intenti". All’interno del gruppo Orange lo smart working è previsto solo per alcuni giorni a settimana e solo per una quota di dipendenti. Ma l’azienda ha dimostrato di interessarsi al parere dei propri collaboratori a riguardo, tanto da fare un sondaggio durante le settimane del lockdown primaverile e da scoprire che il 70% dei dipendenti avrebbe volentieri lavorato da remoto.

Il punto di vista di Vmware
“Le sfide degli ultimi sei mesi hanno costretto le aziende ad adattarsi rapidamente a nuove modalità in cui lavoro non è sinonimo di ufficio", commenta Kristine Dahl Steidel, vice president Eec Emea di Vmware. “Il futuro è arrivato sotto forma di forza lavoro distribuita, portando con sé benefici tangibili per il business, dalla produttività al morale dei dipendenti, a una maggiore collaborazione e a più opportunità di assunzione".

Kristine Dahl Steidel, vice president Eec Emea di Vmware

 

Il mese scorso Vmware ha annunciato nuove soluzioni per il lavoro distribuito, racchiuse nell’offerta Future Ready Workforce: al loro interno lavorano funzionalità di accesso sicuro (Secure Access Service Edge), ambienti di lavoro digitali (Digital Workspace) e protezione dei dispositivi (Endpoint Security). “La forza lavoro distribuita non è solo quella remota, ma anche fatta da chi lavora dall’ufficio, da casa o una combinazione di entrambi. Non possiamo più essere legati a dei luoghi fisici”, rimarca Dahl Steidel. “Le soluzioni per il digital workspace che consentono alla forza lavoro distribuita di essere collaborativa, coinvolta, visibile e produttiva hanno già aiutato migliaia di aziende e milioni di dipendenti, e Vmware continua a portare innovazione in questo ambito". La manager non ha dubbi sul fatto che il cambiamento, pur accelerato dalla contingenza del covid-19, sia strutturale: “Il modello del lavoro distribuito credo abbia dimostrato di essere destinato a restare. Dobbiamo però focalizzarci sugli aspetti culturali che circondano l’organizzazione. Dobbiamo essere sicuri di gestire questo modello in termini di collaborazione, interazione e cultura”.