La Tesla Model S che due giorni fa non ha rispettato un semaforo rosso nello Utah, andandosi a schiantare contro un camion dei pompieri, viaggiava con l’Autopilot inserito. Lo ha confermato la persona al volante del veicolo, una donna di 28 anni, che nell’incidente si è rotta una caviglia. Secondo le prime ricostruzioni, la vettura viaggiava a poco meno di 100 chilometri orari per una strada di South Jordan, sobborgo di Salt Lake City, e non si sarebbe fermata al semaforo. Sul luogo dell’incidente non ci sarebbero nemmeno i segni di una frenata. La donna ha però spiegato di essersi distratta con lo smartphone poco prima dell’impatto e di non essere quindi riuscita a riprendere il controllo dell’auto. Guardando le immagini del sinistro, comunque, la 28enne può ritenersi fortunata: la Model S si è praticamente accartocciata nella parte anteriore, in quanto il cofano è vuoto perché i motori elettrici sono posizionati fra le ruote di ogni asse.

La polizia della capitale dello Utah, spiega il Guardian, ha ricordato che la prima e unica responsabilità nel caso di veicoli dotati di tecnologie di guida semiautonoma è ancora delle persone. Infatti, pur suggerendo il contrario a causa del nome fuorviante, il sistema Autopilot richiede che il conducente della vettura rimanga vigile durante tutto il tragitto. Ma le critiche a Tesla proseguono e a gettare benzina sul fuoco ci ha pensato anche il Wall Street Journal.

Il quotidiano economico ha infatti pubblicato un’indiscrezione secondo cui gli ingegneri dell’azienda avrebbero valutato di arricchire l’Autopilot con tecnologie di tracciamento oculare e sensori sulle ruote, allo scopo di aumentare la sicurezza del sistema. Ma gli esperimenti sarebbero stati poi interrotti sia per l’inadeguatezza degli accorgimenti, sia per i costi eccessivi. I test sarebbero partiti nel 2016, dopo un incidente mortale in Florida che aveva coinvolto un’altra Model S.

 

Credits: dipartimento di polizia di South Jordan. L'incidente nello Utah

 

“Si è ridotto tutto a una questione di costi ed Elon (Musk, ndr) era fiducioso del fatto che non avessimo bisogno” di ulteriori misure di sicurezza, ha spiegato una fonte anonima al Wsj. Il Ceo di Tesla ha subito replicato e, con un tweet furioso, ha scritto: “È tutto falso. Il tracciamento oculare è stato accantonato perché inefficace, non per i costi. Il Wsj non spiega nemmeno che le Tesla sono le macchine più sicure in circolazione, quattro volte rispetto alla media, perché renderebbe l’articolo ridicolo”. Engadget sottolinea però che nessun modello di Tesla è citato nella classifica “Top safety picks” redatta dall’Insurance Institute per Highway Safety a stelle e strisce.

 

L’avanzata di Apple nel settore

Nel frattempo si è scoperto che Apple dispone della seconda più grande flotta di veicoli con tecnologie di guida autonoma registrata presso la motorizzazione californiana. Secondo quanto rilevato da Mac Reports, infatti, la Mela avrebbe messo su strada ben 55 vetture, raddoppiando di fatto le dimensioni precedenti del parco auto. Il leader incontrastato è General Motors, con 104 macchine, seguita da Cupertino, Waymo (51), Tesla (39), Drive.ai (14) e altre aziende.

Tutti i permessi rilasciati dal Department of Motor Vehicles (Dmv) dello stato americano, però, riguardano esclusivamente test stradali con persona fisica a bordo. Al momento, la Mela non ha mai fatto richiesta per condurre sperimentazioni senza conducenti in carne e ossa. La casa di Cupertino, secondo le cronache, è in ritardo nello sviluppo di questo segmento rispetto a competitor come Waymo (divisione di Alphabet), ritenuta da tutti uno dei leader del mercato. Eppure, secondo i dati del Dmv, Apple dispone di quattro automobili in più rispetto al concorrente. Waymo, però, ha registrato ben 338 driver autorizzati per condurre vetture a guida autonoma, contro gli 83 della Mela.