Tim vuole restare italiana, o almeno in parte italiana, come è attualmente. L’azienda controllata da Cassa depositi e prestiti e dalla francese Vivandi, come noto, potrebbe passare nelle mani del fondo statunitense Kkr (Kohlberg Kravis Roberts), intenzionata ad acquisirla. Un destino a cui parte della dirigenza si oppone con decisione. Riferiscono Reuters e Repubblica che il direttore generale di Telecom Italia, Pietro Labriola, ha lavorato alacremente anche durante il periodo festivo per accelerare la definizione di un piano industriale triennale che potrà consentire all’azienda di trovare un nuovo assetto. L’ipotesi emersa dalle indiscrezioni di due fonti anonime “informate sui fatti” è quella di una scissione in un più società, specializzate su differenti ambiti.

 

Il prossimo piano industriale, teso a evitare la vendita a Kkr, sarà presto presentato al Consiglio di amministrazione (con procedura di approvazione fissata al 26 gennaio) e il 2 marzo al mercato. Labriola ha scelto di essere assistito da Mediobanca e dalla banca d’affari Vitale & Co nello studio delle strategie da adottare. Si punta a separare l’infrastruttura di rete dalle altre attività, come quelle relative al cloud: ma non è certo un tema nuovo, perché dello scorporo della rete Tim si discute da anni.

 

Oggi il gigante nazionale delle telecomunicazioni (30,5 milioni di linee mobili e 16,5 milioni di linee fisse) è anche un punto di riferimento del cloud computing, sia attraverso i data center di proprietà sia attraverso la società controllata Noovle Spa. E proprio nel campo del cloud Tim ha da poco messo a segno un tiro in porta: la proposta presentata dalla cordata  Tim, Cdp Equity, Leonardo e Sogei è stata selezionata dal Ministero per l’Innovazione Tecnologica e la Trasformazione Digitale per l’ambizioso progetto del Polo Strategico Nazionale.