24/09/2026 di redazione

Disservizi del cloud: per evitare l'effetto domino, la resilienza va costruita

Affidarsi a un grande provider non è garanzia automatica di uptime. Secondo StorMagic, una progettazione infrastrutturale ad hoc è la risposta.

Mai dare per scontato nulla quando si tratta di cyber resilienza e di infrastrutture IT. Nemmeno se i dati e il funzionamento delle applicazioni vengono affidati a un grande fornitore cloud, a un hyperscaler come Amazon Web Services, Microsoft Azure o Google Cloud. La sicurezza by design dell’infrastruttura del provider da sola non può essere, per il cliente, una garanzia di totale assenza di problemi, rischi, interruzioni operative. La resilienza dell’infrastruttura va costruita. Come? Ce lo spiega Mark Christie, director technical services di StorMagic.

Mark Christie, director technical services di StorMagic

Mark Christie, director technical services di StorMagic

"È ampiamente riconosciuto che le interruzioni del cloud hanno conseguenze gravi e di vasta portata. I problemi riscontrati da Aws lo scorso anno ne sono un chiaro esempio: l'incidente ha causato un effetto domino sulle aziende di tutto il mondo, mettendo in luce i rischi di un eccessivo affidamento sul cloud hyperscale per garantire l'operatività dei carichi di lavoro critici. In parole semplici, il cloud non può sempre garantire i livelli di uptime di cui le organizzazioni moderne, guidate dal digitale, hanno bisogno.

L'impatto di una anche breve interruzione del servizio va ben oltre le mancate vendite: le organizzazioni devono infatti considerare anche la perdita di produttività, i costi di ripristino a seguito dell'incidente e i danni reputazionali sul lungo periodo. Considerati gli ingenti costi economici in gioco, molte aziende stanno adottando modelli di infrastruttura ibrida, progettati per garantire la continuità operativa anche nel caso in cui il cloud non sia disponibile. Ciò include anche soluzioni per i sistemi storage, che rappresentano un elemento fondamentale per il funzionamento dei carichi di lavoro e delle applicazioni nel cloud.

Le sfide del cloud

È importante sfatare l'idea che affidarsi a un grande provider di servizi cloud garantisca automaticamente la continuità del servizio: non è così. Secondo i dati di settore, tra agosto 2024 e agosto 2025, Amazon Web Services, Microsoft Azure e Google Cloud (che insieme rappresentano quasi i due terzi del mercato globale del cloud) hanno registrato oltre cento interruzioni dei servizi. A seconda della situazione, questi disservizi possono durare da pochi minuti fino a diverse ore.

Questo non significa che il modello degli hyperscaler sia fragile o inaffidabile, tutt’altro. I servizi cloud offerti dai provider, grandi e piccoli, rappresentano una delle più grandi storie di successo a livello globale. I numeri parlano chiaro: secondo un’indagine Parametrix, oltre il 75% delle aziende Fortune 500 utilizza Aws, mentre Azure è adottato da oltre il 55% di esse. Un trend che contribuisce alla crescita di un mercato destinato a raggiungere un valore di 3.400 miliardi di dollari entro il 2040.

Il punto non è se il cloud sia una tecnologia potente, ma se essa debba rappresentare l'unico punto da cui dipendono le operazioni mission-critical. In molti casi, l'approccio cloud-first si è evoluto in un modello cloud-only, con organizzazioni che hanno scelto di affidare completamente la propria infrastruttura a fornitori esterni. Il problema principale è che, nell'ultimo decennio, gli ambienti IT sono diventati molto più distribuiti, con una quantità sempre maggiore di dati generati, utilizzati e archiviati all'edge, ossia in prossimità del luogo in cui vengono prodotti e consumati.

Molti di questi ambienti richiedono una disponibilità continua dei sistemi, una necessità comune in numerosi settori, dal retail al manifatturiero, dalla sanità ai centri logistici, fino agli uffici remoti, e l'elenco potrebbe continuare. Sebbene le infrastrutture degli hyperscaler offrano un'elevata potenza di calcolo e risorse disponibili on-demand, introducono anche un rischio operativo quando i servizi critici dipendono esclusivamente dalla connettività verso infrastrutture remote. Quando un importante provider cloud va incontro a un'interruzione del servizio, gli effetti possono estendersi rapidamente a tutti i sistemi interconnessi. Per le sedi periferiche e per gli ambienti edge, in particolare, attendere il ripristino dei servizi centralizzati spesso non è un'opzione percorribile.

L’affermazione dell’edge

Qual è, quindi, l'alternativa? E come possono le organizzazioni progettare un'infrastruttura che garantisca al tempo stesso resilienza e scalabilità, senza dipendere esclusivamente dal cloud? In molte realtà, l'adozione di architetture decentralizzate basate su edge computing ed edge storage consente di mantenere operativi i servizi a livello locale anche in caso di indisponibilità del cloud. Questo approccio sempre più viene considerato come la strategia ideale per rafforzare, anziché sostituire, l'infrastruttura cloud. Il cloud continua, infatti, a svolgere un ruolo fondamentale per garantire adattabilità, capacità di analisi e collaborazione, mentre portare le risorse di elaborazione e storage più vicino al punto in cui i dati vengono generati e utilizzati permette di assicurare operazioni locali in tempo reale quando necessario. Per molte organizzazioni, trovare il giusto equilibrio tra questi due modelli rappresenta la vera sfida.

Si tratta di una tendenza ormai consolidata e in costante crescita. Il mercato dell'edge computing ha già raggiunto un valore annuo di 168 miliardi di dollari e si prevede che arriverà a 249 miliardi nel prossimo decennio. Ancora più significativa è la crescita prevista per il mercato globale dell'edge storage, che quest'anno dovrebbe sfiorare i 19 miliardi di dollari.

Una delle ragioni di questa forte espansione è rappresentata dall'innovazione hardware, che oggi consente di ottenere prestazioni paragonabili a quelle di un data center in sistemi molto più compatti e convenienti. In altre parole, le tecnologie edge sono diventate molto più accessibili rispetto al passato. Il costo per implementare un sito edge si è ridotto drasticamente, passando da centinaia di migliaia di dollari a poche decine di migliaia. Allo stesso tempo, l'introduzione di strumenti software di gestione sempre più evoluti ha reso molto più semplice l'amministrazione dei siti edge, anche quelli di piccole dimensioni.

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Verso un modello ibrido

Tuttavia, è fondamentale sottolineare che, per le organizzazioni orientate su questo tipo di strategia infrastrutturale ibrida, non esiste un approccio valido per tutte le situazioni. Idealmente, le aziende dovrebbero collaborare strettamente con i propri fornitori di servizi per sviluppare un approccio più pragmatico al cloud computing e alla progettazione dello storage. Invece di adottare un modello cloud-only o cloud-first, dovrebbero orientarsi verso un approccio più equilibrato, che combini una soluzione di edge computing on-premise cloud-enabled, ma non eccessivamente dipendente dal cloud.

Se un fornitore cloud subisce un’interruzione del servizio, un provider Internet va temporaneamente fuori servizio, oppure un evento locale imprevisto impedisce l’accesso al cloud, esistono architetture in grado di resistere a queste situazioni. Oggi questa tecnologia non è più eccessivamente costosa né difficile da implementare e da gestire come in passato, e rappresenta per i service provider una grande opportunità di aggiungere valore alle aziende che necessitano, o che dovrebbero prevedere, questo tipo di protezione.

Un esempio pratico di questo approccio progettuale più consapevole si può osservare nelle implementazioni di intelligenza artificiale. L’addestramento di modelli su larga scala continua a richiedere la scalabilità e l’efficienza energetica degli ambienti cloud degli hyperscaler, ma i modelli leggeri o fine-tuned possono sempre più spesso essere eseguiti localmente, consentendo inferenze on-premise per decisioni più rapide e autonome. Quando i sistemi locali si trovano a gestire input sconosciuti o necessitano di una maggiore capacità di elaborazione, le richieste possono essere inoltrate al cloud.

In questo modo, le organizzazioni non stanno abbandonando il cloud, ma piuttosto stanno riprogettando le proprie architetture affinché le operazioni critiche non dipendano interamente da esso. In prospettiva, trovare il giusto equilibrio sarà un fattore importante per ridurre al minimo downtime e interruzioni, e per garantire che la progettazione dello storage supporti, anziché ostacolarla, l’efficienza delle operazioni aziendali".

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