25/02/2026 di Redazione

L’Italia accelera sull’AI: il mercato è più maturo delle attese

L’Italia si posiziona al vertice in Europa per maturità nell’adozione dell’intelligenza artificiale, con il 74% delle aziende già nelle fasi avanzate del percorso.

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Il nuovo report Lenovo Europe & Middle East CIO Playbook 2026, realizzato in collaborazione con IDC, restituisce una fotografia inattesa di come il Paese stia implementando su scala i progetti AI, spinto da benefici già misurabili e da aspettative di ritorno economico molto ambiziose.

Dal proof-of-concept alla produzione: la corsa all’AI enterprise

Il rapporto, basato sulle opinioni di 800 decision maker IT in Europa e Medio Oriente, descrive un punto di svolta: quasi la metà dei proof-of-concept AI (46%) è stata portata in produzione. L’AI a livello enterprise, quindi, sta ingranando e sembra che i risultati siano davvero in grado di giustificare l’entusiasmo che finora trovava riscontro solo nelle previsioni di analisti ed esperti. Gli intervistati, infatti, hanno stimano ritorni medi fino a 2,78 dollari per ogni dollaro investito.

In parallelo, la dinamica di spesa segnala un’accelerazione generalizzata: il 93% degli intervistati prevede di aumentare gli investimenti in AI nei prossimi 12 mesi, con una crescita media della spesa del 10%. E non è soltanto una scommessa di posizionamento: il 94% si aspetta ritorni positivi, segno che la pressione competitiva si intreccia con la richiesta di risultati misurabili in tempi relativamente brevi.

Maturità alta, governance bassa: il rischio dell’eccesso di fiducia

Nel quadro italiano, il 57% delle organizzazioni è prossima o già in una fase avanzata di adozione dell’AI, ma soltanto il 27% dichiara di avere un framework di governance completo. Qui si apre il paradosso: l’AI è ormai riconosciuta come motore di trasformazione e vantaggio competitivo, ma il divario tra ambizione e prontezza resta concreto.

A frenare la piena messa a terra entrano in gioco limiti molto operativi: qualità dei dati, disponibilità di competenze interne, complessità di integrazione e allineamento organizzativo. Inoltre, il report evidenzia anche un certo “eccesso di fiducia” da parte dei CIO che rischia di trasformare la velocità di adozione in esposizione a inefficienze, attriti interni e scelte architetturali non scalabili.

Matt Dobrodziej, President of Europe di Lenovo, lega il tema alla necessità di costruire fiducia e scalabilità “fin dal primo giorno”, ricordando che, con lo spostamento di priorità verso l’Agentic AI e l’attenzione alla conformità a regolamenti come l’AI Act UE, chi non investe in competenze, governance e readiness rischia di lasciare sul tavolo ritorni concreti.

Agentic AI: da sperimentazione a priorità 2026

Un passaggio chiave evidenziato del CIO Playbook è il cambio di baricentro: nel 2026 l’Agentic AI supera la Generative AI come principale priorità per i CIO. La fotografia, però, mostra un mercato ancora in transizione. Oggi solo il 16% delle aziende utilizza l’Agentic AI in modo significativo, mentre oltre la metà (54%) sta esplorando o testando nuovi use case. Le ambizioni, però, sono elevate: il 65% degli intervistati dichiara di essere pronto a scalare l’Agentic AI nelle operations entro i prossimi 12 mesi.

È un’indicazione importante perché sposta l’attenzione dall’AI come “assistente” alla AI come capacità più autonoma, con use case pronti per la produzione. Ma proprio per la componente di autonomia, il tema governance diventa ancora più centrale: senza regole, controlli e responsabilità chiare, l’adozione può crescere più rapidamente della capacità di governarne impatti, rischi e integrazioni.

 

Matt Dobrodziej, Presidente EMEA Lenovo

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Italia e mercati avanzati: chi ha già superato la fase pilota

Nel confronto geografico, il report distingue chiaramente tra mercati che stanno “industrializzando” e altri ancora in fase iniziale. Paesi Nordici, Italia e Regno Unito risultano tra i più avanzati, avendo superato la fase pilota e orientandosi verso adozioni sistematiche. Al contrario, parti dell’Europa meridionale e orientale mostrano una quota elevata di organizzazioni ancora ferme alla pianificazione o alle prime fasi di sviluppo.

Per il mercato italiano, la ricerca sottolinea una doppia evidenza. Da un lato la maturità è già alta, con il 74% delle aziende nelle fasi mature di adozione dell’AI, sopra la media regionale. Dall’altro lato la propensione all’investimento resta fortissima: il 90% delle aziende prevede di aumentare gli investimenti in AI nei prossimi 12 mesi.

Il report lega questa spinta a una visione strategica: le imprese italiane interpretano l’AI come opportunità per reinventare il business, rafforzare la centralità del cliente e migliorare le performance finanziarie. I benefici sono descritti come già tangibili in ambiti come IT, data analytics, cybersecurity e marketing, dove l’AI accelera decisioni e reattività operativa.

Hybrid AI come architettura dominante: tra innovazione, controllo e sovranità dei dati

Sul piano tecnologico, il Playbook mette in evidenza una convergenza architetturale: l’AI ibrida è il modello di implementazione preferito, indicato dal 58% delle organizzazioni. La ragione è esplicitamente “business”: protezione dei dati, requisiti avanzati di sicurezza, necessità di personalizzare e ottimizzare l’infrastruttura. In pratica, le aziende cercano un equilibrio tra velocità di innovazione e controllo operativo, combinando cloud pubblico, cloud privato e capacità on-premises.

Gli intervistati sottolineano l’importanza, tutt’altro che nuova, di avere potenza di calcolo efficiente in termini di costi ed energia perché considerata determinante per portare l’AI dai piloti a una produzione affidabile. Non a caso, il report colloca AI PC ed endpoint edge al centro di una strategia Hybrid AI: l’idea è abilitare carichi di lavoro AI in modo sicuro e locale, portando l’inferenza “vicino” a dove i dati vengono creati e il lavoro avviene. Coerentemente, il deployment di dispositivi abilitati all’AI emerge come principale priorità di investimento IT per il 2026.

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