Huawei non ha la porta spalancata e di certo nemmeno il tappeto rosso steso davanti a sé, ma può ricominciare ad acquistare prodotti dai fornitori statunitensi, “là dove non esistono grandi problemi di sicurezza nazionale”. Parole pronunciate da Donald Trump al vertice G20 di Osaka, parole che socchiudono - appunto - la porta dei rapporti commerciali nei quali la società di Shenzen sia il cliente e aziende statunitensi i venditori. Dopo l’ordine esecutivo di maggio, in cui l’inquilino della Casa Bianca aveva parlato della sicurezza delle reti di telecomunicazione come di una “emergenza nazionale”, con la minaccia del (presunto) cyberspionaggio del governo di Pechino a incombere, erano stati vietati gli acquisti di tecnologie sviluppate o prodotte da aziende “controllate da un avversario straniero”. Huawei inclusa, dunque, secondo la visione di Trump. 

 

Al divieto riguardante Huawei si era affiancato un problema più ampio: il più generale aumento delle tasse sulle importazioni dalla Cina, passate dal 10% al 25%, con gran dispiacere di società come Apple, che hanno delocalizzato gran parte della produzione di hardware. Huawei non è però solo uno tra i principali venditori mondiali di apparati per le reti di telecomunicazione (dunque anche per il 5G) e di smartphone: è anche un cliente di società che vendono componenti, come Intel e Qualcomm. Prontamente, per evitare eccessivi danni sulla supply chain di aziende nazionali e sull’economia, il Dipartimento del Commercio aveva deciso di sospendere le restrizioni fino al 19 di agosto

 

(Foto: Agi)

 

Ora l’ulteriore mezzo passo indietro, compiuto appunto al G20 di Osaka. Dopo un’ora e venti di colloquio a porte chiuse, Donald Trump e Xi Jinping hanno trovato un accordo e deciso di non applicare il rincaro sui dazi delle importazioni dalla Cina agli Usa, “almeno per il momento". In conferenza stampa, il tycoon repubblicano ha detto che “Le compagnie Usa possono vendere attrezzature a Huawei. Parliamo di apparati per i quali non ci siano grandi problemi con la sicurezza nazionale”. A quanto pare il presidente si è accorto di ciò che già tutti sapevano e cioè che “vendiamo a Huawei un ammontare enorme di componenti utili per i vari prodotti che loro fanno”. 

 

Il colosso delle reti e degli smartphone, tuttavia, sembra essere ancora nella lista nera del Dipartimento del commercio, in cui figurano le aziende considerate potenzialmente pericolose per l’economia e la sicurezza degli Stati Uniti. Alcune delle risposte di Trump alle domande dei giornalisti, riferisce Agi, sono apparse “poco chiare, a partire da quanto ampio sia il via libera agli acquisti e se si tratti di uno nuovo o se si riferisca alla proroga di 90 giorni già decisa”. Nel loro tête-à-tête i due presidenti non avrebbero discusso di Meng Wanzhou, il direttore finanziario di Huawei, arrestata lo scorso dicembre in Canada su richiesta del governo statunitense, con il pretesto di una violazione delle sanzioni Usa all’Iran, e attualmente in libertà vigilata. Possiamo presumere che, sia per interessi strategici sia per mettere le mani avanti, Huawei prosegua nell’annunciata opera di sviluppo di un proprio sistema operativo alternativo ad Android, e dunque indipendente dai rapporti con Google.