È una precisa scelta di campo: Intel sta provando a corteggiare in tutti i modi l’industria automobilistica, con l’obiettivo di sviluppare soluzioni di guida autonoma per i veicoli di domani. È di ieri l’annuncio che il braccio finanziario del colosso dei chip, Intel Capital, investirà nei prossimi due anni ben 250 milioni di dollari per finanziare progetti di ricerca nell’automotive. L’intenzione dell’azienda è stata confermata direttamente dal numero uno, Brian Krzanich, che ieri ha partecipato per la prima volta a una kermesse automobilistica (Los Angeles Auto Show). L’investimento di Intel riguarderà diversi settori, tra cui la connettività dei veicoli, il deep learning, la sicurezza e il context awareness. Tecnologie fondamentali per sviluppare macchine a guida autonoma veramente affidabili, riducendo così al minimo il rischio di incidenti.

In un’intervista rilasciata al Wall Street Journal, Krzanich ha spiegato: “Viviamo in un mondo dove le automobili che utilizzano computer per migliorare la guida si stanno trasformando in qualcosa che sfrutta la capacità di elaborazione per guidare a tutti gli effetti”. E Intel lo sa bene. A fine ottobre uno dei diretti concorrenti del vendor, Qualcomm, ha rilevato l’olandese Nxp per 47 miliardi di dollari.

L’azienda nordeuropea, tra le altre cose, è specializzata anche in prodotti (chip Nfc, sensori di sicurezza, tag Rfid) per l’automotive e per l’Internet delle Cose. Secondo il quotidiano il gruppo di Santa Clara è attualmente impegnato in ben trenta progetti differenti che riguardano il mondo automobilistico: numeri che dovrebbero salire a 49 entro il 2020, per un valore di ordini pari a un miliardo di dollari.

Durante il proprio intervento Krzanich ha sottolineato come l’industria dell’automotive dovrà essere pronta ad affrontare anche un nuovo diluvio di dati. I veicoli connessi, nel prossimo futuro, potranno produrre fino a 4 TB di informazioni ogni giorno. Grazie al legame sempre più stretto con il settore dell’hi-tech, praticamente tutti i big dell’auto hanno ormai lanciato iniziative per sviluppare una qualche forma di guida autonoma.

 

Credits: Intel. Un veicolo connesso in mostra alla conferenza Automobility La

 

Lo scorso maggio Fca, a cui fa riferimento Fiat, ha siglato una partnership con Google per le tecnologie driverless. D’altronde anche la stessa Big G è impegnata da anni, con una divisione ad hoc, in questo campo. E il gigante di Mountain View sembra fare sul serio. A differenza di Apple, la cui automobile intelligente sembra essere entrata in una fase stagnante.

È invece della scorsa estate la notizia della collaborazione tra Uber e Volvo: l’azienda di San Francisco non ha nascosto le proprie intenzioni di arrivare a mettere in strada taxi automatici, sostituendo così progressivamente migliaia di driver in carne e ossa. L’investimento congiunto delle due società vale trecento milioni di dollari e l’obiettivo è sviluppare un sistema driverless entro il 2021.

Per accelerare la fase di sperimentazione, Uber ha scelto di mettere le mani su Otto, startup che sviluppa tecnologie e sistemi di telerilevamento lidar per i camion. La “piccola” compagnia (91 persone) ha realizzato un kit per lo sterzo assistito da installare sui veicoli, che si integrerà alla perfezione con i massicci investimenti di Uber nelle tecnologie di mapping.