Sui servizi cloud, il mondo intero ha ingranato la marcia. Gartner prevede che gli investimenti in servizi cloud “end user” (cioè accessibili direttamente all’utente finale, consumer o aziendale che sia) crescerà del 23,1%, passando dai 270 miliardi di dollari spesi nel 2020 ai pronosticati 332,3 miliardi di dollari. Un dato davvero notevole, specie considerando che si innesta su un 2020 di già notevole crescita, in conseguenza della pandemia di covid-19. Nel 2022, poi, la spesa in servizi cloud si fermerà poco al di sotto di 397,5 miliardi di dollari, secondo le previsioni.

 

Il perché stia accadendo tutto questo non è difficile immaginarlo. L’onda lunga della crisi sanitaria e sociale, o se vogliamo così chiamarla la “nuova normalità”, richiede alle aziende e ai professionisti di usare massicciamente soluzioni per l’accesso remoto, per la posta elettronica, per la collaborazione e le videoconferenze tramite piattaforme Ucc, e altri servizi veicolati dal cloud. “Gli eventi dello scorso anno”, ha scritto Sid Nag, research vice president di Gartner, “hanno permesso ai Cio di superare qualsiasi riluttanza nel migrare in cloud dall’on-premise i workload mission-critical. Ma anche in assenza della pandemia ci sarebbe una mancanza di domanda per i data center”. Ovvero per le tecnologie hardware da acquistare e tenere on-premise.

 

La migrazione in cloud ha dunque ragioni contingenti solo relativamente alla sua accelerazione, ma nella sostanza sottende un’evoluzione tecnologica indipendente dallo scenario pandemico. “Tecnologie emergenti come i container, la virtualizzazione e l’edge computing stanno diventando più mainstream e stimolano ulteriormente la spesa in cloud. In parole povere, la pandemia ha agito come moltiplicatore sull’interesse dei Cio verso il cloud”, ha sintetizzato Nag.  I responsabili IT aziendali, spiega Gartner, saranno ancora sotto pressione per l’esigenza di potenziare le infrastrutture, dovendo spostare nel cloud carichi di lavoro complessi e rendere possibile lo smart working.

 

Le stime di Gartner per la spesa cloud end-user

 

La “colla” che unisce tecnologie emergenti
Anche per quest’anno il Software as a service (SaaS) resterà il segmento di mercato più sostanzioso, per cui si prevede una spesa di 122,6 miliardi di dollari. Ma l’incremento di investimenti sarà più accentuato per le altre componenti del cloud, come l’Infrastructure-as-a-service (IaaS), in crescita stimata del 38,5%, e il Desktop-as-a-service (DaaS), del 67,7%. In quest’ultimo ambito, in particolare, potrà giocare un ruolo importante il lancio del nuovo servizio di Microsoft, Cloud Pc, atteso per quest’estate.

Le applicazioni SaaS, fra l’altro, sono e saranno essenziali anche per supportare le campagne vaccinali e le attività di monitoraggio della pandemia, consentendo attività di automazione e di gestione della supply chain. “È importante sottolineare”, ha aggiunto l’analista di Gartner, “che l’uso e l’adozione del cloud che ha aiutato così bene le aziende durante la crisi in corso non saranno gli stessi nei prossimi anni. Dall’essere al servizio di attività banali come l’infrastruttura e la migrazione delle applicazione, evolveranno ulteriormente a casi d’uso che combinano il cloud con tecnologie come l’intelligenza artificiale, l’Internet of Things, il 5G e altro ancora”. In altre parole, il cloud sarà il collante che unisce diverse tecnologie verso le quali l’interesse delle aziende sta crescendo.