Il settore sanitario è sempre più legato alle tecnologie digitali, che si tratti di telemedicina, di monitoraggio della salute, di ricerca medica o di supporto alla diagnosi, o ancora di tracciamento dei contagi durante una epidemia. Molti ambiti dell’healthcare sono diventati più dipendenti dalla tecnologia in seguito allo scoppio della crisi del covid-19, come evidenziato da uno studio realizzato da Logitech in collaborazione con Frost&Sullivan.  La società di consulenza ha stimato che nel 2020 il mercato della telemedicina avrebbe registrato un incremento di valore di circa il 32% se non ci fosse stata alcuna pandemia di covid-19: nella realtà, invece, la crescita è stata superiore al 64%. 

Questo è avvenuto perché le tecnologie di assistenza medica e cura a distanza aiutano a fronteggiare situazioni di crisi, nelle quali può esserci una carenza di personale o di posti letto disponibili, oppure restrizioni all’accesso nelle strutture sanitarie per ragioni di sicurezza. Ma basti pensare, più banalmente, alla pratica del teleconsulto sempre più spesso offerta ai pazienti come alternativa (più economica, nel caso di prestazioni in regime di solvenza) alla visita tradizionale faccia a faccia.

 

 

Dai Big Data alla robotica
Altra grande declinazione dell’informatica in campo medico riguarda i Big data analytics, un mercato in cui convergono tecnologie software e servizi e che, secondo le stime di Mordor Intelligence, nel 2020 ha raggiunto un valore di quasi 23,75 miliardi di dollari. Ma il boom deve ancora arrivare: per il 2026 è pronosticato un giro d’affari più che doppio, di circa 58,4 miliardi di dollari. Gli scopi dell’analisi dei Big data sanitari sono tra i più vari, spaziando dalla scoperta di nuovi farmaci e trattamenti allo studio dei pazienti, ma senza escludere gli analytics tesi a ottenere ottimizzazioni e taglio dei costi della sanità. Forse è proprio intorno ai dati che girano più interessi e più soldi, come tempo fa evidenziò il caso del “progetto usignolo” (Projet Nightingale) di Google.

C’è poi il grande mondo della robotica applicata alla sanità. Oltre alle tecnologie biomediche impiegate da decenni in ambito diagnostico e chirurgico, da qualche anno nelle sale operatorie e negli studi medici si sperimenta la realtà aumentata in forma di smart glasses, ma soprattutto hanno compiuto passi da gigante i sistemi robotici prostetici, che trasformano gli impulsi nervosi in movimento per restituire qualità della vita e autonomia a persone prive di braccia o mani. Altra categoria tecnologica sono poi i robot “da compagnia”, più o meno antropomorfi, come il famoso (e molto fotogenico) Pepper, sviluppato da Softbank, che grazie all’intelligenza artificiale è in grado di riconoscere negli esseri umani alcune espressioni del volto ed emozioni.

A proposito di intelligenza artificiale, società come Ibm e Google hanno investito pesantemente in tecnologie di questo tipo per il settore sanitario, erogate anche come servizio cloud (Watson Health e Google Health, nei due casi citati). L’uso degli algoritmi in campo medico e scientifico è affare estremamente complesso, e sebbene alcune massime finalità includano la scoperta di nuove cure per il cancro e per malattie degenerative, finora l’intelligenza artificiale ha ottenuto successi più modesti e circostritti, ma comunque notevoli. Per esempio, all’interno di applicazioni che aiutano i medici a individuare le cause più probabili di un disturbo in relazione alla storia clinica di un paziente, oppure in chatbot che rispondono alle domande frequenti, o ancora nell’ambito del riconoscimento delle immagini in radiologia. Anche nel contenimento delle epidemie gli algoritmi possono essere vincenti, come nel caso di Aime, un sistema software sviluppato in Malesia: nel 2020 ha dimostrato un’accuratezza del 85% nel prevedere i contagi di febbre dengue.

 

 

Spazio all’innovazione

Nel calderone della Sanità italiana ribolle di tutto, dalle situazioni più tecnologicamente arretrate alle nicchie in cui si sperimentano tecnologie molto innovative. Gli oltre 20 miliardi di euro di risorse messe a disposizione dal Pnrr (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza), dal Fondo complementare e dai fondi React-EU dovranno servire ad ammodernare e a rendere più efficiente il Servizio Sanitario Nazionale, con interventi che non riguardano direttamente la tecnologia e con altri che, invece, fanno leva su di essa: per esempio, la digitalizzazione dei servizi di cura, l’estensione del Fascicolo sanitario elettronico e l’acquisto di tremila grandi apparecchiature in sostituzione di macchine desuete.

Se questi sono gli interventi sistemici, i cui frutti richiederanno tempo per maturare, singoli esempi di innovazione mostrano bene il potenziale della tecnologia. Caso interessante è l’Istituto S.Stefano Riabilitazione di Prato, appartenente al Gruppo Kos, dove è appena partita la sperimentazione di un guanto tappezzato di sensori su pazienti con difficoltà del linguaggio. Sviluppato da Gruppo Kos insieme Limix, una società spin-off dell’Università di Camerino, e-Glove è un guanto elettronico (ancora in fase prototipale) che, indossato da un paziente, in tempo reale traduce i suoi gesti in parole. Uno strumento che, con la supervisione di personale medico, può aiutare persone affette da problemi di comunicazione, come nei casi di disturbi dello spettro autistico.

Anche da progetti circoscritti come questo si possono cogliere le grandi potenzialità delle tecnologie per l’healthcare. Allargando lo sguardo, i numeri lo confermano. Dall’analisi svolta da Deloitte sui dati del fondo seed Rock Health si evince che nel 2020 i finanziamenti di venture capital per le startup di tecnologie mediche innovative hanno raggiunto quota 14 miliardi di dollari, cioè il doppio rispetto al 2019. Secondo Deloitte, quest’anno i finanziamenti venture capital cresceranno ancora, focalizzandosi soprattutto su prodotti e soluzioni che si occupano di benessere e assistenza medica, oltre che sulle piattaforme di dati. La cattiva notizia, per l’Europa, è che la maggior parte delle iniziative e delle risorse si concentra su tre Paesi, cioè Stati Uniti, Israele e Cina.

Per approfondire il tema del futuro delle tecnologie per la sanità, vi invitiamo a seguire l'evento gratuito di The Innovation Group del prossimo 16 giugno, titolato "Back to life. La Sanità, l’Industria della Salute e il Digitale dopo il covid-19".