Qualcomm smentisce ufficialmente le voci su una sua possibile uscita dal mercato dei processori per server. Dopo settimane di voci di corridoio, è toccato al presidente Cristiano Amon (che dirige anche la divisione chip) intervenire direttamente per fugare ogni dubbio. Il numero uno dell’azienda ha spiegato a Reuters che l’intenzione è quella di ridurre lo staff dedicato al progetto, ma ha aggiunto anche che la business unit continuerà a essere operativa. A cambiare sarà invece il focus, con l’obiettivo di sviluppare soluzioni pensate in modo specifico per i provider hyperscaler di Stati Uniti e Cina, abbandonando così le applicazioni generaliste. “È ormai palese che l’opportunità fornita dall’architettura Arm sia valida per pochi player, in ambiti dove non è presente la barriera dei software pensati per l’x86”, ha sottolineato Amon. “Non stiamo valutando opzioni strategiche. Non stiamo vendendo. Siamo ancora concentrati”.

Una precisazione dovuta, perché nei rumors amplificati a maggio da Bloomberg si evidenziava come una delle ipotesi sul tavolo fosse la vendita della divisione ad altri produttori. È indubbio però che la breve storia della business unit che realizza le Cpu Centriq sia già travagliata. I primi processori per server di Qualcomm (serie 2400) sono stati annunciati a fine 2017 e includevano una soluzione a 48 core a 10 nanometri Finfet.

Una “linea” progettata da Anand Chandrasekher, senior vice president and general manager di Qualcomm, il quale ha però ben pensato di lasciare la compagnia a metà maggio, aggiungendo ulteriori perplessità sul futuro della divisione Centriq. Come spiegato dal presidente Amon, ora questa business unit confluirà nel gruppo Cdma Technologies, che si occupa dello sviluppo dei chip mobile.