Il feeling tra Alphabet, holding di Google, e i robot è ufficialmente finito. Dopo più di un anno di tentativi e trattative il gruppo di Mountain View ha trovato un acquirente per questo business. La proposta più convincente l’ha fatta la giapponese Softbank, colosso delle telecomunicazioni (e attivo in molti altri mercati), anche se al momento non si conoscono i termini economici dell’accordo. La società nipponica detiene già il controllo della francese Aldebaran Robotics, realtà produttrice del robot-assistente Pepper. Boston Dynamics è considerato uno dei laboratori di ricerca e sviluppo più avanzati al mondo in termini di automi. Acquisita da Google nel 2013, quando a dirigere gli sforzi di Big G nel settore robotico c’era ancora Andy Rubin, si è poi rivelata un mezzo fallimento in termini finanziari.

L’ormai ex divisione di Alphabet ha progettato alcuni fra gli automi più avanzati degli ultimi tempi, anche se parecchio inquietanti. Il Web pullula di creature che corrono nei boschi a oltre 40 chilometri all’ora, così come di cani giganti utilizzati per effettuare consegne porta a porta. Ma Boston Dynamics non è l’unico consociata finita nelle mani di Softbank. A farle compagnia c’è infatti la giapponese Schaft, comprata da Big G nel 2013.

Una divisione meno famosa, ma costituita da un team di ingegneri che lavorano sempre al soldo di Mountain View. Uno dei suoi modelli più completi, vincitore nel 2014 di una gara indetta dal Darpa statunitense (Agenzia per i progetti di ricerca avanzata di difesa), è un umanoide con gambe e braccia pensato per operazioni di salvataggio. Gli osservatori però non si aspettavano che Alphabet volesse vendere anche Schaft.

Ma, secondo Recode, la società di Tokyo “non si è mai integrata completamente nella compagnia e ha sempre operato come un’entità separata, seguendo un approccio alla robotica diverso rispetto al resto di Google”. “Ci sono molti problemi che oggi non possono essere risolti dalle sole capacità umane”, ha spiegato Masayoshi Son, chairman e Ceo di Softbank. “La robotica smart rappresenterà un driver di punta per il prossimo stadio della rivoluzione informatica”.